Lulù messinese, il dolce di pasta choux da provare

Lulu messinese, dolci bignè ripieni di crema soffice, spolverati di zucchero a velo, un vero piacere per il palato.

Scritto da

Dante Palmieri

Pubblicato il

4 lug 2026

Indice

Una pasta choux dalla forma irregolare, un cuore di panna montata e una nuvola di zucchero a velo: il lulù alla messinese è uno dei piccoli tesori della pasticceria di Messina. In queste righe chiarisco che cosa lo distingue dai normali bignè, quali sono le farciture più diffuse, come riconoscerlo in pasticceria e come prepararlo a casa senza perdere leggerezza.

Il dolce messinese da provare tra tradizione e semplicità

  • Base: pasta choux cotta al forno, vuota e leggera all’interno.
  • Forma: irregolare e allungata, simile a un piccolo cavolo o a un babà.
  • Farcitura tradizionale: panna montata, con varianti alla crema, ricotta o cioccolato.
  • Momento ideale: colazione, merenda o dessert dopo una specialità messinese salata.
  • Conservazione: una volta farcito va tenuto in frigorifero e consumato preferibilmente entro 24 ore.

Bicchierini di crema, dolci come i lulu messinesi, spolverati di zucchero a velo, pronti per essere gustati con un tè.

Che cos’è il lulù messinese

Il lulù messinese è un dolce di pasta choux, lo stesso impasto leggero utilizzato per bignè ed éclair. Durante la cottura l’impasto si gonfia e crea una cavità interna, perfetta per accogliere una farcitura cremosa.

La sua forma è il tratto più riconoscibile. Non è perfettamente tonda come un bignè e non ha la struttura regolare di un éclair, ma appare allungata, gonfia e volutamente irregolare. In alcune pasticcerie ricorda un piccolo cavolo, in altre un babà non imbevuto.

La versione più legata alla tradizione prevede una generosa quantità di panna montata e una spolverata finale di zucchero a velo. Il risultato è delicato ma non banale, perché il guscio asciutto e appena croccante contrasta con il ripieno morbido.

Perché appartiene alla tradizione di Messina

La pasticceria messinese ha costruito la propria identità su dolci molto diversi tra loro, dalla pignolata al Bianco e Nero, passando per viennesi, pesche e sospiri di monaca. Il lulù occupa uno spazio più discreto, ma proprio per questo spesso sorprende chi visita la città e si limita ai dolci siciliani più conosciuti.

Non lo considero un semplice bignè di dimensioni maggiori. La combinazione tra forma caratteristica, panna abbondante e zucchero a velo lo rende una specialità riconoscibile nelle pasticcerie di Messina e dei centri vicini, anche se ogni laboratorio può proporre proporzioni e finiture leggermente diverse.

Sull’origine precisa del nome non esiste una spiegazione universalmente condivisa. Conviene quindi diffidare delle ricostruzioni troppo sicure e concentrarsi su ciò che è davvero costante nella ricetta, cioè la pasta choux e la farcitura cremosa.

Come riconoscere un lulù fatto bene

Il primo indizio è il guscio. Deve essere leggero, asciutto e cavo, senza risultare duro o eccessivamente brunito. Se la superficie è molle già prima della farcitura, probabilmente l’umidità non è stata eliminata bene durante la cottura.

Anche la panna fa la differenza. Deve essere montata in modo stabile ma non pesante, con una dolcezza moderata che lasci spazio al gusto del guscio. Una crema troppo zuccherata copre la delicatezza del dolce e lo rende stucchevole dopo pochi bocconi.

Elemento Come dovrebbe essere Segnale di scarsa riuscita
Guscio Leggero, asciutto e vuoto al centro Umido, gommoso o collassato
Forma Irregolare e gonfia Piattissima o uniforme come un éclair
Farcitura Panna soffice e non eccessivamente dolce Crema liquida o troppo zuccherata
Finitura Zucchero a velo leggero e uniforme Strato spesso che copre ogni altro sapore
La mia regola è semplice: preferisco un lulù non perfetto nell’aspetto ma ben cotto e farcito al momento, piuttosto che un dolce molto scenografico con un interno pesante. Nella piccola pasticceria la freschezza conta più della decorazione.

Come prepararlo a casa senza complicarlo

La ricetta richiede ingredienti comuni, ma la pasta choux pretende attenzione soprattutto nella fase di cottura. Per circa 12-15 pezzi servono 150 g di acqua, 80 g di burro, 120 g di farina 00, 3 uova, un pizzico di sale e 10 g di zucchero.

La preparazione dell’impasto

  1. Scalda in un pentolino acqua, burro, sale e zucchero fino a raggiungere il bollore.
  2. Versa la farina tutta insieme e mescola energicamente finché l’impasto forma una palla e si stacca dalle pareti.
  3. Lascia intiepidire per circa 10 minuti, poi incorpora le uova una alla volta.
  4. Forma porzioni allungate con una sac à poche su una teglia rivestita di carta forno.
  5. Cuoci a circa nen 190 °C per 30-40 minuti, senza aprire il forno nella prima parte della cottura.

Il tempo dipende dal forno e dalla grandezza dei dolci. Devono risultare ben gonfi e asciutti; se rimangono pallidi e morbidi, si sgonfieranno appena raffreddati. Dopo la cottura puoi lasciarli per 10-15 minuti nel forno spento e leggermente aperto.

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Farcitura e errori da evitare

Monta circa 500-750 ml di panna fresca con zucchero a velo, secondo il livello di dolcezza desiderato. Fora la base del guscio, riempilo con la sac à poche e completa con una spolverata di zucchero a velo.

L’errore più comune è farcire i gusci ancora caldi. Il vapore scioglie la panna e rende molle l’interno. Un altro sbaglio consiste nel cuocere poco l’impasto per paura di bruciarlo: meglio una superficie ben dorata e asciutta che un dolce gonfio solo in apparenza.

Farciture, momento giusto e conservazione

La panna resta la scelta più fedele alla versione messinese, ma non è l’unica. Le varianti alla crema pasticcera, alla crema chantilly, alla ricotta zuccherata o al cioccolato possono essere interessanti, soprattutto per chi cerca un gusto più intenso.

Farcitura Profilo Quando sceglierla
Panna montata Leggera, fresca e delicata Per assaggiare la versione più tradizionale
Crema pasticcera Più densa e vanigliata Per una merenda più sostanziosa
Ricotta Tipicamente siciliana e leggermente granulosa Per un abbinamento dal carattere regionale
Cioccolato o gianduia Ricca e intensa Per chi preferisce un dessert più goloso

In viaggio lo ordinerei per colazione o a metà pomeriggio, magari dopo una passeggiata sul lungomare o nel centro storico. Non è un dolce da trasportare a lungo in auto: con la panna va mantenuto freddo e consumato idealmente nella stessa giornata.

I gusci vuoti possono essere preparati in anticipo e conservati in un contenitore ben chiuso, ma la farcitura va aggiunta poco prima di servirli. In frigorifero la panna mantiene meglio la sicurezza e la consistenza, mentre il guscio tende gradualmente a perdere croccantezza.

Una sosta dolce che racconta davvero Messina

Il lulù non ha bisogno di ingredienti esotici o decorazioni elaborate per rappresentare la città. La sua forza sta nell’equilibrio tra una base tecnica, la pasta choux, e una farcitura semplice che valorizza la freschezza.

Quando scelgo cosa assaggiare in una destinazione del Sud Italia, cerco proprio dolci di questo tipo. Sono meno famosi dei grandi classici, ma spesso raccontano meglio il gusto quotidiano del luogo, quello che si incontra nelle pasticcerie di quartiere e nelle colazioni dei residenti.

Perciò, davanti a una vetrina messinese, cercherei un esemplare farcito al momento, con guscio asciutto e panna non troppo dolce. È un piccolo assaggio, ma racchiude una parte autentica della tradizione dolciaria dello Stretto.

Domande frequenti

Il lulù messinese ha una forma allungata, gonfia e volutamente irregolare, diversa da quella tonda del bignè e da quella regolare dell’éclair. È preparato con pasta choux, farcito tradizionalmente con panna montata e completato con zucchero a velo.

Per circa 12-15 pezzi servono 150 g di acqua, 80 g di burro, 120 g di farina 00, 3 uova, un pizzico di sale e 10 g di zucchero. Dopo la cottura, i gusci vanno lasciati raffreddare completamente prima di essere farciti.

Le porzioni allungate vanno cotte a circa 190 °C per 30-40 minuti, senza aprire il forno nella prima parte della cottura. Devono risultare ben gonfie, dorate e asciutte; dopo la cottura possono riposare per 10-15 minuti nel forno spento e leggermente aperto.

La panna montata è la farcitura più tradizionale, ma sono possibili varianti con crema pasticcera, crema chantilly, ricotta zuccherata, cioccolato o gianduia. Una volta farcito, il dolce va conservato in frigorifero e consumato preferibilmente entro 24 ore, perché il guscio perde gradualmente croccantezza.

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Dante Palmieri

Dante Palmieri

Mi chiamo Dante Palmieri e da 10 anni dedico la mia curiosità e il mio impegno a esplorare le meraviglie del Sud Italia, con un occhio di riguardo per le sue splendide coste, i borghi incantevoli e i sapori autentici che li caratterizzano. Ho iniziato questo percorso quasi per caso, ma ben presto mi sono reso conto di quanto questo territorio avesse da raccontare, storie che meritano di essere condivise in modo chiaro e accessibile. Sul sito lidomancarella.it, mi impegno a portare alla luce le perle nascoste del turismo balneare, a descrivere l'anima dei piccoli centri e a far scoprire le eccellenze gastronomiche, cercando sempre di offrire informazioni precise e aggiornate. Il mio obiettivo è rendere la scoperta di queste regioni un'esperienza piacevole e informata per chiunque desideri immergersi nella bellezza e nella cultura del Sud.

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